Sono chiusa in un ufficio, fuori il sole tiepido sembra avermi fatto le pernacchie quando stamattina mi infilavo i miei adorati stivali neri di pelle.
Arrivata puntuale, come sempre, pausa pranzo di un’ora, come sempre, caffé, acqua, lavoro al pc, come sempre.
Oggi l’ufficio è calmo e silenzioso. Il mio capo scherza meno del solito, ride meno del solito, mi prende in giro meno del solito.
Due colleghi sono scomparsi nel nulla, risucchiati dal vortice della pausa pranzo. Sono andati e non sono piu’ tornati. E chi l’avrebbe mai detto?
Accidenti a me che non ho previsto questo calo di energie pomeridiane.
La collega sbussolata appare magicamente e, altrettanto magicamente, pensa bene di sedersi di fronte a me e prendere possesso del portatile del collega risucchiato dal vortice della pausa pranzo.
L’unica a guardarla in modo basito sono io, ovviamente.
Tutti mi danno le spalle, in questo momento: il capo alla destra, una collega (normale) in centro, e la collega sbussolata alla sinistra. Quest’ultima, forse non lo sa o forse non si accorge nemmeno di quello che fa, controlla le offerte di lavoro e di stage in un’organizzazione concorrente.
Ogni tanto il mio capo si alza, mangia un cioccolatino e torna al lavoro.
“Finita la relazione?”, chiede lui sorridente. “Quasi”, rispondo io, pensando “e adesso come lo scarico il tuo migliore amico?”
Fuori c’è il sole, accidenti a me che non ho previsto il calo di energie pomeridiane.
Coffee, anyone?













