Quando si diventa abbastanza maturi per accettare una sconfitta?
Quando si riesce ad osservare un’amica commettere un suicidio in senso figurato, consapevole di farlo, senza poter fare niente per farle cambiare idea?
A che punto della nostra vita di giovani donne siamo in grado di identificare la sottile linea tra il libero arbitrio ed una scelta irrazionale?
A che punto l’amore diventa cosi’ assurdamente doloroso da costringerci a porci una domanda: “ma, io, cosi’, posso vivere?”
Non lo so. Non conosco le risposte a queste domande.
Il fatto è che, per quanto mi sforzi di rendere tutto chiaro, di essere obbiettiva, lo so, me lo ricordo cosa significa avere l’impressione di non essere piu’ la stessa persona di prima. Di trovarmi davanti un uomo diverso da quello che avevo consciuto.
“Le persone cambiano”, le ho detto, osservandola mentre gustava il suo tanto amato gelato al cioccolato nel solito ristorante in cui tutto, ogni volta, si decide.
Lo pensavo. Le persone cambiano, noi cambiamo, le relazioni cambiano. E non significa che si debba rimanere per spirito di sacrificio.
Nel momento in cui la persona che ami mette la tua vita in pericolo, anche involontariamente, io non capisco come si possa rimanere. Non si deve. Non si puo’.
Non c’è amore che tenga, non c’è neanche il “ma si’ è un brutto momento”, quando il brutto momento dura da 2 anni.
E alla fine la osservo. In silenzio. Mi cerca con lo sguardo.
Ho voglia di scuoterla, ma non posso.
Con quale diritto le dico che secondo me sposarselo è un suicidio? Che impazzirà? Che si ritroverà a fare i conti con un uomo miserabile, senza cuore?
Con quale diritto, io, mi permetto di giudicare una donna, adulta, forte, che fa una scelta?
Dov’è la linea sottile fra il libero arbitrio e la pura e semplice irrazionalità, corsa verso il nulla?













