a little bit of everything – chaos organizzato

Post da Giugno 2008

La Haine

Giugno 29, 2008 · 1 Commento

Non sono una persona che odia. 

Ma da qualche giorno a questa parte sono irritabile, avvelenata e insomma, è colpa mia, ma mi vengono in mente un sacco di cose per le quali avrei davvero dovuto arrabbiarmi.

Odio:

quelli che hanno sempre una risposta pronta, piu’ che altro una frase fatta che dovrebbe risolverti ogni problema, come un mantra caduto dal cielo. No grazie. Me ne sto bene nella mia totale confusione.

quelli che “è sempre colpa degli altri”. No autoctritica, no esame di coscienza. O quelli che dicono “mi faro’ un esame di coscienza”, e credono che dirlo basti a far scattare in me una vena masochista o chesso’ altro. Aria, scio’ scio’.

quelli che si autoflagellano con la sola ed unica speranza di farti sentire in colpa per qualcosa che non hai fatto (io mi autoflagello, ma solo ed esclusivamente perché mi voglio fare del male da sola)

quelli che pensano sempre di aver capito tutto, di aver capito come sono fatta, quelli sicuri di avere le chiavi a tutte le porte. Quelli che poi si stupiscono se ad un certo punto mi rompo le palle e me ne vado sbattendo la porta. 

quelli che invece di sfogare la propria rabbia e frustrazione correndo, facendo a pugni contro un muro, la sfogano sulla sottoscritta, urlando e sbraitando cose assolutamente incomprensibili. Non me ne frega una cippa. 

quelli che nei momenti del bisogno si arrabbiano, pretendono pure di scrollarti, perché secondo loro funziona (eh no, invece ho scoperto che una carezza ed un abbraccio sincero fanno tanto tanto ma tanto bene).

 

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Norimberga – prima settimana

Giugno 19, 2008 · 4 Commenti

La mia blogger preferita (un’avvocatessa, ora scrittrice) abita a New York, a Manhattan, per essere precisi. Ricordo un suo post in cui, rivolgendosi ai lettori che le chiedevano consigli sui locali migliori di New York, scrisse candidamente che personalmente era troppo pigra per spingersi oltre il suo quartiere (che io chiamerei già metropoli). Non che altri quartieri non avessero bar interessanti. 

Ecco, io New York me la ricordo e capisco la sua affermazione. 

Un po’ come mi disse un ex-collega, un londinese molto anni 70 mentre dibattevamo di un mio eventuale trasferimento nella sua città per studiare fotogiornalismo: “a Londra devi crearti il tuo spazio nel tuo quartiere, devi stabilire un tuo territorio, e dominarlo”. Credo si riferisse al fatto che Londra, un po’ come New York, risulta difficile al “tatto” ed è estramamente arduo sentirsi a casa in tutto il suo territorio.

 

Norimberga invece, è cosa del tutto differente. E’ vietato fermarsi in un quartiere ed è ancor piu’ vietato cedere alla tentazione di crearsi un proprio territorio.

Che è un po’ quello che stavo facendo in questi primi giorni: come la mia blogger preferita, visto che abito nel CENTRO del CENTRO della città, ho ceduto alla pigrizia (con occasionali pat pat: ” sei appena arrivata, hai tempo per esplorare”). 

Oggi, di buon umore grazie al bel tempo (qui piove solo ed esclusivamente quando non ho ombrelli a disposizione e rifiuto di comprarne altri), mi sono avventurata oltre il mondo a me conosciuto.

Ed ho scoperto, con mio grande piacere, che Norimberga assomiglia un po’ ad Amsterdam: canali, ponti, piu’ biciclette che abitanti (C. ci terrebbe, non che  lui sia originario di qui, a precisare che Norimberga ha ben, ripeto ben, 500,000 abitanti, mentre Ginevra ne ha molti meno..vai a capirli questi tedeschi). 

C. è di Berlino, una meraviglia di città. Ahh Berlino.

Si già, ma io sono piu’ a sud adesso. Qui, le persone parlano con un accento diverso. E se la parola finisce con g, invece di fare come tutti gli altri, che la raschiano facendola suonare come “ch” (o qualcosa del genere), la pronunciano come una k. Tutto cio’, lo assicura la mia insegnante di tedesco, Gabriela.

La mia classe è variopinta e pittoresca: due thailandesi, un canadese (grr, sono dovunque!), due russi, un’ukraina, un cinese (che mi ha dimostrato come nella sua lingua certi suoni proprio non esistano). 

Particolarmente interessante è la dinamica instauratasi tra il canadese ed il gruppetto asiatico: lui (che ha viaggiato parecchio nel sud est asiatico), ci diletta con infinite descrizioni di sport e cibo dei luoghi (rigorosamente in tedesco, misto inglese nei momenti difficili), tutto cio’ seguito prontamente da un nod nod da parte del gruppetto, seguito a sua volta da interminabili e terrificanti silenzi d’embarras.

Io osservo, e mi diverto un mondo. 

Le giornate scorrono non troppo lente e senza maggiori intoppi. A dir la verità volano. Perché dopo le quattro ore passate a tentare di imparare questo affascinante ma arduo idioma, mi ritrovo inspiegabilmente a dover fare 300 commissioni per C., ad avere la voglia irrefrenabile di andare al mercato, di fare la turista, di mangiare un Bretzel di Norimberga, e tutto questo con poche ore a disposizione prima che il mio lui torni a casa. 

 

Per adesso, se non fosse per l’interminabile serie di interrogativi che mi trovo davanti, questa città mi fa sentire comoda comoda.

 

…to be continued….

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8 ore

Giugno 18, 2008 · 1 Commento

Voilà.

8 ore di treno via da Ginevra, per arrivare fin qui, a Norimberga. 

Un rifugio. 

Eh si’. Scappare è cosi’ bello. Ha un che di romantico, emozionante, con una serie di momenti ben scanditi che segnano il partire. 

Appena saliti sul treno è quella sensazione di salvezza che prevale: sono qui, ormai niente e nessuno potrà piu’ fermarmi, vado via, lontano, per un po’, ho bisogno di questo.

E poi non importa se 8 ore piu’ in là ci si sente come prima. 

Comunque, le mie giornate sono ben scandite e passano in fretta. Mi tengo molto occupata. Corso di tedesco la mattina, passeggiate e commissioni random il pomeriggio, aspettando con trepidazione di sentire le Sue chiavi nella porta.

E poco importa se mi sono persa un’altra volta. 

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