a little bit of everything – chaos organizzato

Norimberga – prima settimana

Giugno 19, 2008 · 4 Commenti

La mia blogger preferita (un’avvocatessa, ora scrittrice) abita a New York, a Manhattan, per essere precisi. Ricordo un suo post in cui, rivolgendosi ai lettori che le chiedevano consigli sui locali migliori di New York, scrisse candidamente che personalmente era troppo pigra per spingersi oltre il suo quartiere (che io chiamerei già metropoli). Non che altri quartieri non avessero bar interessanti. 

Ecco, io New York me la ricordo e capisco la sua affermazione. 

Un po’ come mi disse un ex-collega, un londinese molto anni 70 mentre dibattevamo di un mio eventuale trasferimento nella sua città per studiare fotogiornalismo: “a Londra devi crearti il tuo spazio nel tuo quartiere, devi stabilire un tuo territorio, e dominarlo”. Credo si riferisse al fatto che Londra, un po’ come New York, risulta difficile al “tatto” ed è estramamente arduo sentirsi a casa in tutto il suo territorio.

 

Norimberga invece, è cosa del tutto differente. E’ vietato fermarsi in un quartiere ed è ancor piu’ vietato cedere alla tentazione di crearsi un proprio territorio.

Che è un po’ quello che stavo facendo in questi primi giorni: come la mia blogger preferita, visto che abito nel CENTRO del CENTRO della città, ho ceduto alla pigrizia (con occasionali pat pat: ” sei appena arrivata, hai tempo per esplorare”). 

Oggi, di buon umore grazie al bel tempo (qui piove solo ed esclusivamente quando non ho ombrelli a disposizione e rifiuto di comprarne altri), mi sono avventurata oltre il mondo a me conosciuto.

Ed ho scoperto, con mio grande piacere, che Norimberga assomiglia un po’ ad Amsterdam: canali, ponti, piu’ biciclette che abitanti (C. ci terrebbe, non che  lui sia originario di qui, a precisare che Norimberga ha ben, ripeto ben, 500,000 abitanti, mentre Ginevra ne ha molti meno..vai a capirli questi tedeschi). 

C. è di Berlino, una meraviglia di città. Ahh Berlino.

Si già, ma io sono piu’ a sud adesso. Qui, le persone parlano con un accento diverso. E se la parola finisce con g, invece di fare come tutti gli altri, che la raschiano facendola suonare come “ch” (o qualcosa del genere), la pronunciano come una k. Tutto cio’, lo assicura la mia insegnante di tedesco, Gabriela.

La mia classe è variopinta e pittoresca: due thailandesi, un canadese (grr, sono dovunque!), due russi, un’ukraina, un cinese (che mi ha dimostrato come nella sua lingua certi suoni proprio non esistano). 

Particolarmente interessante è la dinamica instauratasi tra il canadese ed il gruppetto asiatico: lui (che ha viaggiato parecchio nel sud est asiatico), ci diletta con infinite descrizioni di sport e cibo dei luoghi (rigorosamente in tedesco, misto inglese nei momenti difficili), tutto cio’ seguito prontamente da un nod nod da parte del gruppetto, seguito a sua volta da interminabili e terrificanti silenzi d’embarras.

Io osservo, e mi diverto un mondo. 

Le giornate scorrono non troppo lente e senza maggiori intoppi. A dir la verità volano. Perché dopo le quattro ore passate a tentare di imparare questo affascinante ma arduo idioma, mi ritrovo inspiegabilmente a dover fare 300 commissioni per C., ad avere la voglia irrefrenabile di andare al mercato, di fare la turista, di mangiare un Bretzel di Norimberga, e tutto questo con poche ore a disposizione prima che il mio lui torni a casa. 

 

Per adesso, se non fosse per l’interminabile serie di interrogativi che mi trovo davanti, questa città mi fa sentire comoda comoda.

 

…to be continued….

Categorie: Pensieri semi-lucidi · Un po' di tutto · a little bit of Viaggi: racconti e pensieri

4 risposte finora ↓

  • Edgar Kenneth // Giugno 20, 2008 a 10:47 pm

    Io ho scoperto che in certi luoghi ci si deve perdere, di deve proprio buttare la mappa nel bidone della spazzatura e cominciare a girare a casaccio. In questo modo ti capita di scoprire che dietro ad una porta tutta malandata si trova un’antica sinagoga piena di gente ospitale, oppure che oltre un cancello tutto arruginito c’è un mucchio di libri antichi e una famiglia che, nonostante non sappia chi tu sia, è pronta ad offrirti una cena. Ah sì, perdendosi in questo modo si incontra anche una persona che con un sorriso indimenticabile ti fa ritrovare la strada, basta avere gli anelli giusti…

    …. rachmat…

  • Edgar Kenneth // Giugno 20, 2008 a 10:48 pm

    A proposito,

    Buona permanenza.

  • elys // Giugno 30, 2008 a 12:25 pm

    Grazie :-D
    ma non penso ripartiro’…

  • Edgar Kenneth // Luglio 6, 2008 a 2:49 pm

    Quando si dice il fascino di una città.

    Ognuno ha un suo luogo naturale in cui sta bene, non è detto che sia dove abita o dove è nato, è semplicemente il luogo dove si sta meglio che in qualunque altro al mondo.

    Alcuni fortunati lo trovano subito, altri ci mettono un po’, altri ancora, come me, non lo hanno ancora trovato.

Lascia un Commento