Mi è capitato molte volte durante lo scorso anno di lavorare con persone che si sono occupate di denunciare e di portare all’attenzione della comunità internazionale quello che succedeva in Argentina durante la dittatura militare.
A questo proposito, perché i “nostri” governi così come il Vaticano non sono certo stati innocenti durante quel periodo, ci sono molti articoli da leggere a riguardo. Mi sono ripromessa che cercherò di portare all’attenzione di chi ogni tanto passa di qui, la maggior parte di quelli che riesco a trovare, in italiano o in inglese.
Questa settimana sono capitata su Micromega e vi ho trovato un articolo interessante da parte di Vania Lucia Gaito, “Se questo è un cardinale”, a proposito del vergognoso (ed è sicuramente il termine meno adatto, perché troppo soft) comportamento del monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico.
Eccone la prima parte, il resto lo potete trovare qui, sul sito di Micromega:
Si dice che “De mortuis nihil nisi bonum”, dei morti non si può dire altro che bene. Ma in alcuni casi, per quanto ci si sforzi, non si può essere politically correct.
E’ il caso di monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico, 85 anni, buona parte dei quali trascorsi in missioni diplomatiche. Mi perdoneranno quanti sono d’accordo con Diogene Laerzio, ma la mia commemorazione del cardinale Laghi si discosterà un poco dal “de mortuis”.Pio Laghi non era solo “un uomo di grande valore e di preclari virtù”, come lo ha ricordato su “Il Tempo” il presidente della regione Molise, Michele Iorio. Diversamente lo ricordano le Madres de Plaza de Mayo, le donne argentine madri, mogli e sorelle dei 30.000 desaparecidos durante la dittatura militare che terrorizzò l’Argentina dal 1974 al 1980.
In quel periodo, monsignor Laghi era già Nunzio Apostolico in Argentina. E giocava a tennis con Emilio Massera, all’epoca a capo della Marina militare argentina, di cui era intimo amico.Il 19 maggio 1997 le Madri, con il patrocinio legale di Sergio Schoklender, presentarono denuncia alle autorità italiane contro Pio Laghi, che, come è scritto nella stessa denuncia, «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».
E inoltre denunciarono Laghi per «aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».Tre mesi dopo il golpe militare, il Nunzio Apostolico, in un’omelia, sostenne: “I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio. (….)”














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