Durante un’altra delle tante ore passate a guardare il soffitto, cercando di addormentarmi, sono tornata indietro nel tempo ad una conversazione avuta con un ex-collega il quale esprimeva tutto il suo disgusto verso coloro che assumono i cosiddetti “stagisti” senza pagarli (io ero una di loro). Lui, che il lavoro fisso ce l’ha, mi ha spiegato che si tratta di un’ingiustizia perché in molte delle organizzazioni di cui stavamo parlando, la possibilità di pagare un compenso in effetti c’è.
Poi penso ad un articolo letto da poco in una rivista tedesca in cui si esaminano le conseguenze della crisi economica sulla forza lavoratrice femminile. Una delle consequenze? L’aumento (ed io che credevo non fosse possibile) del fenomeno del precariato, con tutti gli annessi, ovvero contratti a tempo determinato, stages non pagati. Tutti fenomeni che ci toccano da molto tempo e non solo a causa della crisi economica.
Ma ecco, arrivo al punto. Se anche voi avete fatto esperienze di questo tipo (stages non pagati, specialmente se più di uno) avrete sicuramente maturato delle impressioni. Rabbia? Forse avete concluso che è giusto così? Avete voglia di raccontarmi le vostre esperienze?
Vorrei tanto raccoglierle, magari scrivere qualcosa a riguardo e pubblicarlo qui sul blog (o su altri blog).
Fatevi sentire!
Scrivetemi a drupessa@mac.com














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