Ho sempre pensato che al mondo esistessero due tipi di persone: quelle “pragmaticamente capaci” e quelle come me, ossia “incapaci”. Le persone che appartengono alla prima categoria hanno una sapienza, di cui non si conoscono le origini, che permette loro non solo di pesare senza una bilancia, misurare a occhio le distanze, ma anche e soprattutto di essere in grado di riconoscere le proprietà di ogni sostanza (culinaria e non solo). Io sono veramente un’incapace. Stamattina ci ho messo 10 minuti per capire come fare un nodo alla cravatta del mio ragazzo altrettanto privo di praticità (con un tutorial trovato su internet).
Da qui si deduce che questo post non ha veramente un “punto”. Perché, appunto, mi hanno trascinata giù dal letto alle cinque del mattino per fare un maledetto nodo alla cravatta. E non è forse un po’ triste, che tutto quello che c’è da dire oggi ha a che fare con una cravatta? Perché ci sarebbe anche il breve incontro avuto con il mio “capo” (le virgolette sono tutt’altro che casuali) per discutere della prima parte del mio articolo che aveva letto a metà. Perfettamente simmetrico. Un articolo che, tanto per intenderci, ci metterò anni a terminare ma che ho ricercato per benino, un gran lavorone ecco. Ed io ho come l’impressione (timida timida all’inizio, ora quasi una certezza) che non capisca la metà di quello che ho scritto (perché è un argomento che non conosce) e che passi il tempo a trovare aghi nel pagliaio. “Questo termine può essere frainteso”, “Metti un riferimento all’uso di questa parola”. Ed io, da brava scema, annuisco, discuto perfino, accetto la correzione. Sono una persona piena di considerazione per gli altri. Non voglio farlo sentire in imbarazzo ecco.
Il che mi porta ad un altro pensiero. La segretaria che “lavora” (le virgolette sono tutt’altro che casuali) nella nostra organizzazione mi porta ogni settimana al limite del personale sopportabile per “bontà eccessiva”. La sera in cui le ho detto che tutte queste cerimonie per consegnare un premio a dei cinematografi mi sembravano eccessive, ha iniziato un delirio assurdo sulla bellezza della cerimonia. Mi ha anche analizzato i discorsi di queste personcine salite sul palco a dirci cose che già sappiamo. Che sonno. Non so come fare. Mi dicono che non sono poi così cattiva ma certe volte durante queste cerimonie, tutte queste riverenze nei confronti di persone che di buono poi veramente non hanno fatto una cippa mi viene voglia di mettermi ad urlare e sbraitare cose di tutti i tipi. Per la cronaca poi a lei ho detto di nuovo, in separata sede, che trovo tutto ciò un po’ noioso. La sua amata città di bigotti compresa.
Sarà. Ma io sto ascoltando Nick Drake e tutte queste querele mi sembrano superflue. Avrei voglia di starmene seduta in un caffé con musica dal vivo, indosso un vestito a fiori gialli su sfondo blu petrolio.













