a little bit of everything – chaos organizzato

Voci categorizzate come ‘a little bit of Viaggi: racconti e pensieri’

Glowing

Febbraio 2, 2009 · Lascia un Commento

E così siamo a Berlino per cercare appartamento. Otto visite in tre giorni. Niente male direi.

Siamo riusciti anche ad infilare una super colazione con pancakes, il solito e doveroso passaggio dal mega negozio di libri sulla Friedrichstraße e la festa di compleanno di J., il Migliore Amico. La festa aveva luogo nel bar di un teatro indipendente (aperto solo per noi). La sensazione migliore? Entrare nella stanza con una canzone degli Arctic Monkeys. Poi c’è stato un po’ (tanto) vino rosso, champagne, una chiaccherata a proposito di musica rock con un simpaticissimo amante del metal che detesta “Ruby” dei Kaiser Chiefs e la “happy music”. E alle 2.30 del mattino, sveglia da 24 ore, ci siamo incamminati verso casa degli amici che ci ospitano vicino ad Alexanderplatz sotto la neve che scendeva abbondante.

Ascoltate qualcosa tipo Bon Iver e rileggete questo post immaginando la neve che scende copiosa su Berlino mentre camminate alle 2.30 del mattino verso Alexanderplatz.

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The Move

Luglio 6, 2008 · 2 Commenti

Segnalo “The Move“, un blog per esorcizzare in modo divertente lo stress di un trasloco internazionale (il mio trasloco, per essere precisi).

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Norimberga – prima settimana

Giugno 19, 2008 · 4 Commenti

La mia blogger preferita (un’avvocatessa, ora scrittrice) abita a New York, a Manhattan, per essere precisi. Ricordo un suo post in cui, rivolgendosi ai lettori che le chiedevano consigli sui locali migliori di New York, scrisse candidamente che personalmente era troppo pigra per spingersi oltre il suo quartiere (che io chiamerei già metropoli). Non che altri quartieri non avessero bar interessanti. 

Ecco, io New York me la ricordo e capisco la sua affermazione. 

Un po’ come mi disse un ex-collega, un londinese molto anni 70 mentre dibattevamo di un mio eventuale trasferimento nella sua città per studiare fotogiornalismo: “a Londra devi crearti il tuo spazio nel tuo quartiere, devi stabilire un tuo territorio, e dominarlo”. Credo si riferisse al fatto che Londra, un po’ come New York, risulta difficile al “tatto” ed è estramamente arduo sentirsi a casa in tutto il suo territorio.

 

Norimberga invece, è cosa del tutto differente. E’ vietato fermarsi in un quartiere ed è ancor piu’ vietato cedere alla tentazione di crearsi un proprio territorio.

Che è un po’ quello che stavo facendo in questi primi giorni: come la mia blogger preferita, visto che abito nel CENTRO del CENTRO della città, ho ceduto alla pigrizia (con occasionali pat pat: ” sei appena arrivata, hai tempo per esplorare”). 

Oggi, di buon umore grazie al bel tempo (qui piove solo ed esclusivamente quando non ho ombrelli a disposizione e rifiuto di comprarne altri), mi sono avventurata oltre il mondo a me conosciuto.

Ed ho scoperto, con mio grande piacere, che Norimberga assomiglia un po’ ad Amsterdam: canali, ponti, piu’ biciclette che abitanti (C. ci terrebbe, non che  lui sia originario di qui, a precisare che Norimberga ha ben, ripeto ben, 500,000 abitanti, mentre Ginevra ne ha molti meno..vai a capirli questi tedeschi). 

C. è di Berlino, una meraviglia di città. Ahh Berlino.

Si già, ma io sono piu’ a sud adesso. Qui, le persone parlano con un accento diverso. E se la parola finisce con g, invece di fare come tutti gli altri, che la raschiano facendola suonare come “ch” (o qualcosa del genere), la pronunciano come una k. Tutto cio’, lo assicura la mia insegnante di tedesco, Gabriela.

La mia classe è variopinta e pittoresca: due thailandesi, un canadese (grr, sono dovunque!), due russi, un’ukraina, un cinese (che mi ha dimostrato come nella sua lingua certi suoni proprio non esistano). 

Particolarmente interessante è la dinamica instauratasi tra il canadese ed il gruppetto asiatico: lui (che ha viaggiato parecchio nel sud est asiatico), ci diletta con infinite descrizioni di sport e cibo dei luoghi (rigorosamente in tedesco, misto inglese nei momenti difficili), tutto cio’ seguito prontamente da un nod nod da parte del gruppetto, seguito a sua volta da interminabili e terrificanti silenzi d’embarras.

Io osservo, e mi diverto un mondo. 

Le giornate scorrono non troppo lente e senza maggiori intoppi. A dir la verità volano. Perché dopo le quattro ore passate a tentare di imparare questo affascinante ma arduo idioma, mi ritrovo inspiegabilmente a dover fare 300 commissioni per C., ad avere la voglia irrefrenabile di andare al mercato, di fare la turista, di mangiare un Bretzel di Norimberga, e tutto questo con poche ore a disposizione prima che il mio lui torni a casa. 

 

Per adesso, se non fosse per l’interminabile serie di interrogativi che mi trovo davanti, questa città mi fa sentire comoda comoda.

 

…to be continued….

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8 ore

Giugno 18, 2008 · 1 Commento

Voilà.

8 ore di treno via da Ginevra, per arrivare fin qui, a Norimberga. 

Un rifugio. 

Eh si’. Scappare è cosi’ bello. Ha un che di romantico, emozionante, con una serie di momenti ben scanditi che segnano il partire. 

Appena saliti sul treno è quella sensazione di salvezza che prevale: sono qui, ormai niente e nessuno potrà piu’ fermarmi, vado via, lontano, per un po’, ho bisogno di questo.

E poi non importa se 8 ore piu’ in là ci si sente come prima. 

Comunque, le mie giornate sono ben scandite e passano in fretta. Mi tengo molto occupata. Corso di tedesco la mattina, passeggiate e commissioni random il pomeriggio, aspettando con trepidazione di sentire le Sue chiavi nella porta.

E poco importa se mi sono persa un’altra volta. 

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Su un treno

Marzo 10, 2008 · 3 Commenti

Potessi resterei per sempre su un treno. 

Adoro la sensazione di distacco dal mondo. Perché su un treno non si è veramente parte di questo mondo. Tutto ci scorre intorno, ma non siamo fermi abbastanza a lungo per esserne toccati.

 

  

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Inizio anno e brevi racconti

Gennaio 3, 2008 · Lascia un Commento

“Come hai iniziato quest’anno?”. Una domanda lecita, altamente prevedibile.

Prendo fiato, come se stessi per immergermi, sollevo entrambe le sopraciglia e con un rapido gesto della mano mi tocco la fronte, sposto i capelli. Sguardo fisso davanti a me, dove trovo un calendario di quelli che si ricevono per Natale, dedicato ai fari. Un faro diverso per ogni mese. (Che grossa stupidaggine, penso. Non ha senso, ogni anno sono gli stessi calendari).
Torno al mio interlocutore cercando di non perdere la concentrazione.

Ripercorro velocemente gli ultimi 10 giorni. Come fare a raccontare?

Edimburgo: ri-scoperta di una città, passeggiate, caffé, chiaccherate, nuotate alle 8 del mattino, suntuosa camera d’albergo, amore, lacrime, film, sorrisi e risate sotto le coperte.

Londra: musicals, teatri e cinema, passeggiate, caos nella metro, abbracci contro il vento, caffé, svegliarsi presto con il suo respiro su di me.

Berlino: risate, caffé, amici, camminare in AlexanderPlatz alla ricerca di panna montata il 31 dicembre, vino rosso, chiaccherate con J e con P, festa, fuochi d’artificio, coccole alle 4 del mattino mentre la città è ancora in festa dietro di noi.

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Stato depressivo, nebbia e sappy movie

Dicembre 4, 2007 · Lascia un Commento

Stato depressivo: 7/10

Film: “Love Actually”, per la millesima volta.

Cibo: yoghurt ai frutti di bosco, che devo dimagrire. (Si’, lo so, una barattolo di nutella sarebbe stato meglio). Niente vino stavolta: domani ho una cena e non mi posso permettere di comprare un’altra bottiglia. 

Stato mentale: “odio il Natale, odio il mondo, odio me stessa”.

C., dove DIAVOLO sei?  

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Beirut – Nantes (ecco di cosa parlavo)

Ottobre 15, 2007 · Lascia un Commento

Provate voi ad ascoltare questa canzone mentre partite da Parigi, con il cuore spezzato in due, con mille pensieri, con tanta voglia di urlare, con il solo istinto di tornare indietro e ripercorrere le stesse vie, gli stessi passi, uno dopo l’altro.

provate voi

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Conversazione tornando da Parigi

Ottobre 15, 2007 · Lascia un Commento

“La vita è sofferenza, Elisabetta. E’ cosi’. Se vuoi vivere devi accettare di stare male, molto male, a volte”.
Il mio interlocutore, un affascinante ragazzo che stimo come pochi, mi osserva con due grandi occhi marroni. Il mio sguardo cade sui suoi rasta, sulle punte biondine, per poi fermarsi definitivamente sulle sue mani, tremolanti, di chi ha urgentemente bisogno di una sigaretta.

“Hai ragione, N. Hai ragione. Grazie di averlo detto. Mi fa stare meglio”. Rispondo abbassando lo sguardo. Ho cercato tante volte di dirmi che il mio modo di vivere è consono, che l’estremo sentire, soffrire, va bene.

“Accetta di andare in fondo, trova il buono nelle cose che sono successe. Hai passato dei bei momenti no?”. Chiede lui.

“Si. Ho passato dei momenti incredibili nei 23 anni su questo pianeta. E continuo a vivere cose incredibili. A incontrare persone straordinarie”

“Sarà perché lo meriti, allora”.

“Non so se lo merito ma…”

“Certo che lo meriti”.

SILENZIO

Io guardo a destra, fuori dal finestrino. Lui guarda me mentre cerco disperatamente di passare inosservata nella mia patetica ricerca di un luogo, nella mia testa, dove posso mettere in ordine i 1000 pensieri che si rincorrono in questo momento.

“Non ti preoccupare. Tutto andrà bene. Hai imparato tanto. Hai tanto da dare anche. Tanto”.

“Grazie. Davvero”.

SILENZIO

Adesso sono altrove. Ripercorro velocemente i tre giorni passati a Parigi, li metto malamente in prospettiva. Impossibile, mi dico. Impossibile che io mi trovi qui, ora e che io, qui ora, mi senta bene.
Non è possibile che le cose non cambino mai, dentro di me.
Dovunque mi trovi ho una scusa per non fermarmi.

“Neanche io riesco a stare fermo, sai? La vita è un caos. Bisogna solo accettarlo”

Sorpresa dal fatto che mi stesse ancora prestando attenzione, mi giro verso di lui e sorrido.

“Odio partire da Parigi, N. E’ come partire da quel poco di prospettiva che mi è rimasta”

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Pensieri lasciando Parigi

Ottobre 14, 2007 · 1 Commento

“Finché non hai perso tempo in una città non puoi dire di conoscerla”.

Ho letto questa frase a Parigi, in uno stranissimo negozio di libri, vicino a Notre Dame.

E leggedo la citazione, cosi’ perfetta, mi sono resa conto di aver perso tanto tempo a Parigi e, quando ho rinunciato alle cartine per camminare senza meta, ho fatto la scelta migliore.

Ascoltando”Nantes”. Il ritornello dice “it’s been a long time, long time now…and I’ll gamble away my time”.

Che splendida canzone per lasciare Parigi.

“Just another night in Paris”

E’ incredibile come le cose sembrino facili, lontano da casa. A Parigi, dove tutto mi è sembrato semplice e possibile, un “time vacuum”, il tempo si congela, le distanze si annullano. Tutto accade qui. Precisamente mentre sto in piedi davanti alla Senna.

Dove il vino ha un sapore diverso, e non scende come in un altro luogo.

Tre giorni cristallizzati, incompresibilmente ma inesorabilmente chiari.

E sul treno del ritorno è facile, troppo facile dedicare pensieri romantici a questa città, occupare il taccuino, tuttavia pur sempre in movimento contrario.

Puoi lasciare Parigi ma non puoi lasciare la chiarezza e l’armonia ritrovata, mentre cammini alla ricerca di un caffé, mentre osservi la maestosità dei palazzi.

Sento come un ticchettio. Lo scorrere del tempo, non lo posso fermare. Cosi’ come non posso fermare il treno che mi porta via da Parigi. Il luogo ideale per cadere, per rialzarsi.

E dopo tutto vale la pena di scendere agli inferi, per poi tornare quassu’, a Parigi.

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