Voci categorizzate come ‘Human rights’
Durante un’altra delle tante ore passate a guardare il soffitto, cercando di addormentarmi, sono tornata indietro nel tempo ad una conversazione avuta con un ex-collega il quale esprimeva tutto il suo disgusto verso coloro che assumono i cosiddetti “stagisti” senza pagarli (io ero una di loro). Lui, che il lavoro fisso ce l’ha, mi ha spiegato che si tratta di un’ingiustizia perché in molte delle organizzazioni di cui stavamo parlando, la possibilità di pagare un compenso in effetti c’è.
Poi penso ad un articolo letto da poco in una rivista tedesca in cui si esaminano le conseguenze della crisi economica sulla forza lavoratrice femminile. Una delle consequenze? L’aumento (ed io che credevo non fosse possibile) del fenomeno del precariato, con tutti gli annessi, ovvero contratti a tempo determinato, stages non pagati. Tutti fenomeni che ci toccano da molto tempo e non solo a causa della crisi economica.
Ma ecco, arrivo al punto. Se anche voi avete fatto esperienze di questo tipo (stages non pagati, specialmente se più di uno) avrete sicuramente maturato delle impressioni. Rabbia? Forse avete concluso che è giusto così? Avete voglia di raccontarmi le vostre esperienze?
Vorrei tanto raccoglierle, magari scrivere qualcosa a riguardo e pubblicarlo qui sul blog (o su altri blog).
Fatevi sentire!
Scrivetemi a drupessa@mac.com
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Mi è capitato molte volte durante lo scorso anno di lavorare con persone che si sono occupate di denunciare e di portare all’attenzione della comunità internazionale quello che succedeva in Argentina durante la dittatura militare.
A questo proposito, perché i “nostri” governi così come il Vaticano non sono certo stati innocenti durante quel periodo, ci sono molti articoli da leggere a riguardo. Mi sono ripromessa che cercherò di portare all’attenzione di chi ogni tanto passa di qui, la maggior parte di quelli che riesco a trovare, in italiano o in inglese.
Questa settimana sono capitata su Micromega e vi ho trovato un articolo interessante da parte di Vania Lucia Gaito, “Se questo è un cardinale”, a proposito del vergognoso (ed è sicuramente il termine meno adatto, perché troppo soft) comportamento del monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico.
Eccone la prima parte, il resto lo potete trovare qui, sul sito di Micromega:
Si dice che “De mortuis nihil nisi bonum”, dei morti non si può dire altro che bene. Ma in alcuni casi, per quanto ci si sforzi, non si può essere politically correct.
E’ il caso di monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico, 85 anni, buona parte dei quali trascorsi in missioni diplomatiche. Mi perdoneranno quanti sono d’accordo con Diogene Laerzio, ma la mia commemorazione del cardinale Laghi si discosterà un poco dal “de mortuis”.
Pio Laghi non era solo “un uomo di grande valore e di preclari virtù”, come lo ha ricordato su “Il Tempo” il presidente della regione Molise, Michele Iorio. Diversamente lo ricordano le Madres de Plaza de Mayo, le donne argentine madri, mogli e sorelle dei 30.000 desaparecidos durante la dittatura militare che terrorizzò l’Argentina dal 1974 al 1980.
In quel periodo, monsignor Laghi era già Nunzio Apostolico in Argentina. E giocava a tennis con Emilio Massera, all’epoca a capo della Marina militare argentina, di cui era intimo amico.
Il 19 maggio 1997 le Madri, con il patrocinio legale di Sergio Schoklender, presentarono denuncia alle autorità italiane contro Pio Laghi, che, come è scritto nella stessa denuncia, «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».
E inoltre denunciarono Laghi per «aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».
Tre mesi dopo il golpe militare, il Nunzio Apostolico, in un’omelia, sostenne: “I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio. (….)”
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(seguirà una traduzione in italiano)
Clicca qui per l’articolo orginale (source)
Italy
Silvio Berlusconi was reelected prime minister in April, gaining a clear majority in both houses of parliament. His government in July declared a national state of emergency in relation to undocumented migration. As a result, undocumented status in Italy is now a crime punishable by up to four years in prison as well as being an aggravating factor for other crimes, increasing associated prison sentences.
In a memorandum in July, Council of Europe Commissioner for Human Rights Thomas Hammarberg criticized the rise of racist and xenophobic incidents in Italy as well as increased discrimination against Roma and Sinti in government policies.
Against a backdrop of vigilante incidents, including two attacks in which Roma camps were destroyed by petrol bombs in May, and public concern about several violent crimes allegedly perpetrated by Roma individuals, the government declared a state of emergency for “nomad communities” (code for Roma) in the Campania, Lazio, and Lombardy regions, giving local authorities special powers including to conduct censuses and to raid and dismantle Roma camps. In July a lawsuit was filed in Italy challenging the legality of these measures and the European Parliament adopted a resolution calling on Italy to stop fingerprinting Roma including children. The European Commission muted its criticism of the policy following assurances from the Italian government that it was not collecting ethnic data.
The trial of 26 US citizens and 7 Italian citizens for the abduction in Milan and rendition to Egypt of the Egyptian cleric Hassan Mustafa Osama Nasr, known as Abu Omar, resumed in March, amid allegations that the government had acted “disloyally” in pursuing a claim before the Constitutional Court that the Milan prosecutors’ office violated state secrecy laws in the conduct of the investigation. In October the court agreed to hear arguments on the state secrets claims in a closed hearing scheduled for March 2009. Also in October the Court of Cassation confirmed the conviction of Rabei Osman for links to the March 2004 Madrid train bombings.
Despite the ruling in Saadi v. Italy, Italy expelled Essid Sami Ben Khemais to Tunisia in June, in breach of interim measures issued by the European Court of Human Rights requesting that Italy suspend the expulsion until the court had considered the case. This drew criticism from Commissioner Hammarberg. The Italian authorities justified the expulsion on the grounds that they had obtained diplomatic assurances from the Tunisian government guaranteeing that Ben Khemais would not be tortured and would receive a fair trial. At this writing, the case is pending before the European Court of Human Rights.
Migrants continue to die attempting to reach Italy by sea in unseaworthy boats. The trials of seven Tunisian fishermen for abetting illegal immigration after they rescued 44 migrants and brought them to safety on Lampedusa, an island off Sicily, were ongoing at this writing. There are fears that such prosecutions risk discouraging rescues at sea and exacerbate the dangers for migrants attempting the crossing.
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Quando ci si imbatte in articoli come questo (Nouvel Observateur, in francese), ci si chiede: PERCHÉ?
Perché devo imbattermi in opinioni (non richieste) da parte di una categoria di individui che non dovrebbero avere nessuna influenza nel dibattito politico (ma poi, fatemelo dire, questo non dovrebbe neanche essere un dibattito politico)?
Perché devo, ancora adesso nel 2008, ritrovarmi a scrivere post incazzati contro un’intera linea di pensiero che aborro, contro una serie di giudizi provenienti da una schiera di bigotti che rifiutano di avere donne tra le cariche dei potenti?
Perché dovrei anche solo ascoltare, leggere, capire, assimilare per criticare, la metà delle frasi fatte, rifatte, impastate, infornate e pronte da decenni, provenienti sempre e comunque da coloro che di questi argomenti non hanno la più pallida idea?
La pillola abortiva è solo l’ultimo dei tanti “dibatti” strumentalizzati dalla Chiesa, l’ultima opinione non richiesta di una brutta serie negli ultimi giorni (vedi opinioni negative rispetto alla depenalizzazione dell’omossesualità).
Il problema è che purtroppo (a meno che il mio desiderio natalizio di vedere il Vaticano dissolversi) siamo destinati a doverci sorbire ancora molte di queste opinioni non richieste, sempre da parte della solita gerarchia schierata, maschilista, odiosamente ipocrita.
Il rispetto che diamo alla religione (a quella cattolica) nel nostro paese rasenta il ridicolo.
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Segnalo un cortometraggio realizzato da alcuni studenti della Vancouver Film School. L’Iran è il terzo paese al mondo per numero di blog e questa forma di communicazione permette a moltissimi giovani di combattere contro il regime, parlandone. Potete vederlo qui.
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Riporto il testo di un articolo comparso su Micromega, di Pierfranco Pellizzetti
Il Migliore persecutore
Infernale Pessimo. Nel telegiornale di ieri sera – 1 dicembre – il bieco Cardinale Celestino Migliore, ambasciatore del Vaticano all’ONU, ci fornisce ennesima conferma delle linee spudorate che Ratzinger aveva tracciato già nel luglio 1992, indossando le celestiali vesti di Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede: depenalizzare l’omosessualità significa “promuoverla”. Dunque, pollice verso riguardo all’iniziativa francese per inserire il libero orientamento sessuale tra i diritti dell’uomo.
Resta soltanto da capire come mai questi “uomini con le gonne”, dalle voci in falsetto e dalle mani ingioiellate, arrivino a tale punto di avversione nei confronti di quanto il solito Ratzinger – questa volta nelle vesti paterne del vicario di Cristo – ha definito “comportamenti disordinati”. Per inciso: anche io ho figlie “disordinate” (nel senso che lasciano in giro per casa giornali e indumenti). Non per questo le condannerei all’incarcerazione e alla tortura.
Spudoratezza inarrivabile che ha solo una spiegazione: la disperata consapevolezza di quanto la sopravvivenza della propria istituzione (in cui è consentito a questi uomini con le gonne di esercitare il proprio efferato potere) dipenda dal mantenimento perinde ac cadaver dell’altrettanto declinante ordine gerarchico patriarcale.
Un potere efferato che si nutre promuovendo dolore umano, nei cui confronti tale istituzione pretende di essere l’agenzia monopolistica della consolazione post mortem.
Anche al prezzo di contraddire dottrinalmente i comportamenti concreti degli uomini con le gonne, la mala education di cui si fanno promotori. Quella suprema doppiezza che trasforma una congrega che copre torme di praticanti dei famosi “comportamenti disordinati” in persecutori degli omofili, in quanto sovversivi dell’ordine vigente.
Come chiunque abbia avuto esperienza diretta delle loro pratiche sa benissimo. Tanto per dire, allievo di un istituto tenuto da uomini con le gonne ricordo benissimo quanto ci ripetevamo tra studenti: mai accettare l’invito di Fratel Carlo quando vuol portarti in camera sua a vedere l’allevamento di canarini… mai confessarsi con il tale prete, ben noto per le sue avances imbarazzanti nel confessionale…
Le ripetute condanne nei tribunali di mezzo mondo per reati di pedofilia avrebbero dovuto indurre l’istituzione degli uomini con le gonne a maggiore prudenza, se non a un briciolo di autocritica. Per non parlare di cristiana comprensione. Ma tant’é…
Proprio vero: il dio acceca chi vuole trascinare alla rovina. E l’istituzione degli uomini con le gonne sta precipitando rovinosamente, anche grazie ai tipi alla Celestino Migliore. Il cui nome è soltanto un irridente (indecente) ossimoro.
Nel frattempo, di quanto dolore e sofferenze umane continueranno a farsi promotori?
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Da studente ho avuto modo di analizzare la questione della tortura da parte delle autorità americane nella “guerra al terrorismo”. Tortura messa in pratica in celle (ora non piu’ tanto) segrete di paesi lontani, da parte di “agenzie private” o da soldati americani in centri di detenzione sparsi per il medio oriente.
Dal punto di vista giuridico non ci sono dibattiti in merito (e chiunque ne voglia avere, sarà un piacere dimostrarvi che avete torto): si tratta di tortura, in chiara violazione dell’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra (trattati che riguardano il comportamento durante i conflitti – perché si’, per quanto possa essere scioccante quello che succede in Afganistan e in Iraq si chiama GUERRA), quindi si tratta di crimini di guerra, definiti dallo Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale con sede all’Aja.
Su questa linea, non sarebbe poi cosi’ assurdo dire che coloro che hanno dato gli ordini di mettere in atto queste pratiche (George W. Bush compreso), potrebbero essere giudicati e condannati dalla corte dell’Aja per crimini di guerra. Questo è purtoppo sempre piu’ difficile dato che gli USA si sono ritirati dallo Statuto di Roma (che avevano firmato quando Clinton era presidente, ma mai ratificato, e Bush ha poi provveduto a togliere la firma – cosa giuridicamente discutibile), ed hanno iniziato a negoziare (spesso imponendo la loro volontà) con altri paesi (che sono tuttavia membri del trattato di Roma) trattati bilaterali di immunità con i quali questi governi si impegnano a non consegnare nessun cittadino americano nelle mani della Corte Penale Internazionale. Trattati che, secondo la maggior parte dei giuristi con due cellule cerebrali funzionanti, sono non solo contrari allo Statuto di Roma stesso, ma anche generalmente in violazione delle norme piu’ fondamentali di diritto internazionale.
Se tuttavia volete capire il malato ragionamento giuridico che ha portato le piu’ alte autorità del governo americano a decidere che fosse accettabile torturare i prigionieri caduti nelle mani americane durante la “lotta al terrorismo internazionale” , segnalo questo documentario: “Torturing Democracy”. Non è l’unico documentario rivolto a questo tema (vedi anche “Extraordinary Rendition” e “Road to Guantanamo“) ma questo offre, oltre alle sconvolgenti testimonianze di alcuni ex-prigionieri, interessanti interviste ad alcuni consiglieri delle piu’ influenti agenzie governative.
Inoltre il sito, dal quale potrete vedere il documentario integrale, offre una banca dati considerevole contente tutti i documenti ai quali il film si riferisce, la cronologia degli eventi dopo l’undici settembre ed altri articoli sul tema tortura nell’ambito dell’anti-terrorismo.
Una risorsa non indifferente non solo per i ricercatori e giuristi, ma anche e soprattutto per coloro che non sanno niente a riguardo o che riescono ancora a fare spallucce.
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Segnalo un articolo (in inglese) tratto da Spiegel Online.
Si tratta di un’intervista a Katha Pollitt (artista e attivista per i diritti delle donne), nella quale esprime il suo parere riguardo alla scelta di Sarah Palin come candidato al posto di Vice-Presidente da parte del republicano McCain. La scelta di Palin, una fondamentalista anti-aborto assolutamente inadatta al ruolo di Vice-Presidente degli Stati Uniti, è un insulto all’intelligenza delle donne, le quali, soprattutto coloro che sono rimaste deluse dalla sconfitta di Hilary Clinton alle primarie, avrebbero dovuto affrettarsi (secondo il lungimirante McCain), a votare per un candidato che rappresenta tutto quello che il movimento femminista condanna.
L’intervista è poi anche un’occasione per riflettere sui temi attuali del feminismo, e soprattutto per capire, una volta per tutte, che non basta essere donne per avere l’appoggio delle elettrici, neanche se ci si candida al posto di vice-presidente (o se si è ministro alle pari opportunità).
Un po’ di buon senso che In Italia non farebbe male.
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