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Voci categorizzate come ‘International’

Iran: a nation of bloggers

Dicembre 5, 2008 · 1 Commento

Segnalo un cortometraggio realizzato da alcuni studenti della Vancouver Film School. L’Iran è il terzo paese al mondo per numero di blog e questa forma di communicazione permette a moltissimi giovani di combattere contro il regime, parlandone. Potete vederlo qui.

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The end of all things

Novembre 5, 2008 · Lascia un Commento

Non è un segreto che C. ed io siamo un esempio di “political junkies”. Durante i mesi scorsi, e soprattuto dopo la scoperta di Fivethirtyeight.com, le nostre giornate inziavano e terminavano con uno sguardo ai sondaggi, lettura dei maggiori eventi riguardanti i candidati, l’immancabile passagio al Daily Show di Jon Steward e al Colbert Report di Stephen Colbert (Comedy Central ringrazia). 

Sono passati settimane, e quasi ricordo con maliconia quando ancora dibattevano delle primarie democratiche, guardando avanti. Le elezioni sembravano sempre cosi’ lontane. E’ sorprendente l’attenzione che i non-americano rivolgono a questo show mediatico che rappresentano le elezioni presidenziali oltreoceano. E di certo non possiamo dire che gli USA facciano lo stesso con noi. Ve lo immaginate un americano che si interessa ai dibattiti elettorali in Italia? Secondo me il problema è che da noi non esiste piu’ una satira politica fatta bene (con notevoli eccezioni – Sabina Guzzanti, Daniele Luttazzi, Beppe Grillo – che pero’ in televisione hanno ormai pochissimo spazio, o per dirlo in un altro modo, non sono piu’ i benvenuti).

In ogni caso: è finita. Obama ha vinto, il mondo ha tirato un sospiro di sollievo. E non ci sono piu’ sondaggi, exit polls, articoli ed interviste imbarazzanti da scrutare. 

Non ci sono piu’.. sondaggi…

 

da Stefan Niggemeiers blog

da Stefan Niggemeier's blog

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Questa settimana segnalo…

Novembre 2, 2008 · Lascia un Commento

Mentre il mondo osserva gli ultimi giorni della campagna elettorale americana (ahhh non vedo l’ora che sia finita, Obama eletto presidente e che Palin torni a spalare neve in Alaska dal quale puo’ vedere la Russia), incredibile ma vero, ci sono molte altre cose di cui parlare.

C’è un processo contro la “Chevron”, nel quale si accusa la compagnia di complicità con le truppe Nigeriane per aver torturato ed ucciso nel 1998 dei manifestanti che cercavano di negoziare dei posti di lavoro.

Poi ci sono i massacri commessi dal LRA nella Repubblica Democratica del Congo.

Le autorità iraniane che arrestano delle donne solo perché scrivono cio’ che pensano del regime utilizzando la rete.

Un paese che si appresta ad avere una nuova Constituzione.

Un governo vergognoso (il nostro, per precisione) che si scontra con la dura realtà (“Sai quella cosa chiamata Europa”).

Qualcuno si occupa delle lingue in via d’estizione.

Le belle notizie sono poche. Ma se avete voglia di farvi due risate, c’è qualcuno che potrà aiutarvi.

Buona settimana!

 

UPDATE: anche il Taz (quotidiano tedesco), è d’accordo con me!! Volete un indizio? Quoto direttamente dall’articolo: “La restaurativa “riforma” scolastica di Berlusconi mostra, ben al di là del sistema educativo, la visione dell’economia e della società italiana della destra italiana: un’Italia che prepara il suo declino.

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Tortura ed anti-terrorismo

Ottobre 28, 2008 · Lascia un Commento

Da studente ho avuto modo di analizzare la questione della tortura da parte delle autorità americane nella “guerra al terrorismo”. Tortura messa in pratica in celle (ora non piu’ tanto) segrete di paesi lontani, da parte di “agenzie private” o da soldati americani in centri di detenzione sparsi per il medio oriente. 

Dal punto di vista giuridico non ci sono dibattiti in merito (e chiunque ne voglia avere, sarà un piacere dimostrarvi che avete torto): si tratta di tortura, in chiara violazione dell’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra (trattati che riguardano il comportamento durante i conflitti – perché si’, per quanto possa essere scioccante quello che succede in Afganistan e in Iraq si chiama GUERRA), quindi si tratta di crimini di guerra, definiti dallo Statuto di Roma che ha istituito la Corte Penale Internazionale con sede all’Aja.

Su questa linea, non sarebbe poi cosi’ assurdo dire che coloro che hanno dato gli ordini di mettere in atto queste pratiche (George W. Bush compreso), potrebbero essere giudicati e condannati dalla corte dell’Aja per crimini di guerra. Questo è purtoppo sempre piu’ difficile dato che gli USA si sono ritirati dallo Statuto di Roma (che avevano firmato quando Clinton era presidente, ma mai ratificato, e Bush ha poi provveduto a togliere la firma – cosa giuridicamente discutibile), ed hanno iniziato a negoziare (spesso imponendo la loro volontà) con altri paesi (che sono tuttavia membri del trattato di Roma) trattati bilaterali di immunità con i quali questi governi si impegnano a non consegnare nessun cittadino americano nelle mani della Corte Penale Internazionale. Trattati che, secondo la maggior parte dei giuristi con due cellule cerebrali funzionanti, sono non solo contrari allo Statuto di Roma stesso, ma anche generalmente in violazione delle norme piu’ fondamentali di diritto internazionale.

Se tuttavia volete capire il malato ragionamento giuridico che ha portato le piu’ alte autorità del governo americano a decidere che fosse accettabile torturare i prigionieri caduti nelle mani americane durante la “lotta al terrorismo internazionale” , segnalo questo documentario: “Torturing Democracy”. Non è l’unico documentario rivolto a questo tema (vedi anche “Extraordinary Rendition” e “Road to Guantanamo“) ma questo offre, oltre alle sconvolgenti testimonianze di alcuni ex-prigionieri, interessanti interviste ad alcuni consiglieri delle piu’ influenti agenzie governative. 

Inoltre il sito, dal quale potrete vedere il documentario integrale, offre una banca dati considerevole contente tutti i documenti ai quali il film si riferisce, la cronologia degli eventi dopo l’undici settembre ed altri articoli sul tema tortura nell’ambito dell’anti-terrorismo. 

Una risorsa non indifferente non solo per i ricercatori e giuristi, ma anche e soprattutto per coloro che non sanno niente a riguardo o che riescono ancora a fare spallucce.

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Non basta essere donna

Ottobre 26, 2008 · Lascia un Commento

Segnalo un articolo (in inglese) tratto da Spiegel Online.

Si tratta di un’intervista a Katha Pollitt (artista e attivista per i diritti delle donne), nella quale esprime il suo parere riguardo alla scelta di Sarah Palin come candidato al posto di Vice-Presidente da parte del republicano McCain. La scelta di Palin, una fondamentalista anti-aborto assolutamente inadatta al ruolo di Vice-Presidente degli Stati Uniti, è un insulto all’intelligenza delle donne, le quali, soprattutto coloro che sono rimaste deluse dalla sconfitta di Hilary Clinton alle primarie, avrebbero dovuto affrettarsi (secondo il lungimirante McCain), a votare per un candidato che rappresenta tutto quello che il movimento femminista condanna. 

L’intervista è poi anche un’occasione per riflettere sui temi attuali del feminismo, e soprattutto per capire, una volta per tutte, che non basta essere donne per avere l’appoggio delle elettrici, neanche se ci si candida al posto di vice-presidente (o se si è ministro alle pari opportunità).

Un po’ di buon senso che In Italia non farebbe male.

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Commemorazione dell’assassinio di Anna Politkovskaja

Ottobre 6, 2008 · Lascia un Commento

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La torcia della vergogna

Aprile 8, 2008 · 3 Commenti

Ed ecco che ci siamo, martedi’ 8 aprile 2008. Giorni passati cercando di evitare di parlarne. Ebbene, chiedo venia, non ce la faccio.

La diplomazia dalle 9 alle 18. Adesso posso dire quello che penso.

La fiamma olimpica, che ieri ha percorso le strade di Londra e di Parigi e che oggi si trova negli Stati Uniti, è stata spenta a piu’ riprese a causa delle proteste da parte di coloro che si oppongono al regime cinese, colpevole di violazioni massive dei diritti umani

Ora, in questi giorni ne ho sentite di tutti i colori: non bisogna essere irrispettosi verso gli atleti, bisogna restare fedeli allo spirito olimpico, non si deve negare a nessuno lo spettacolo offerto dai giochi olimpici, le proteste che hanno portato allo spegnimento della fiamma sono state una vergogna, eccetera, eccetera, eccetera.

Ma esaminiamolo lo spirito olimpico. I primi due principi olimpici dicono:

1. Olympism is a philosophy of life, exalting and combining in a balanced whole the qualities of body, will and mind. Blending sport with culture and education, Olympism seeks to create a way of life based on the joy of effort, the educational value of good example and respect for universal fundamental ethical principles.

2. The goal of Olympism is to place sport at the service of the harmonious development of man, with a view to promoting a peaceful society concerned with the preservation of human dignity.

Aspetta, aspetta, cosa ho letto? “promozione di una società pacifica per preservare la dignità umana”?

Spiegatemi perché, allora, un comitato organizzatore formato da gente la cui capacità analitica e di previsione dovrebbe essere un pochino piu’ sviluppata di quella di un gruppo di formiche, non è stato in grado di rendersi conto delle possibili conseguenze dell’affidare l’organizzione dei giochi ad un paese famosissimo per il suo completo disinteresse verso la dignità ed i diritti fondamentali? 

Certo, gli Stati Uniti sono meglio? Esiste un paese il cui rispetto dei diritti umani è cosi’ perfetto dal permetterci di non batter ciglio? Ci sono Stati che meritano piu’ di altri l’onore di ospitare le Olimpiadi? Non sono sicura la risposta sia cosi’ semplice, ma di certo non ci è permesso ignorare le malefatte del regime cinese unicamente perché non è il solo ad essere colpevole di violare i diritti umani. 

Non bisona negare ai bimbi occidentali lo spettacolo delle Olimpiadi? E se invece ci sedessimo a tavola con loro e cominciassimo a spiegare che nessun regime, NESSUNREGIME, puo’, impunemente, permettersi di violare i piu’ fondamentali dei diritti umani e che tutti, TUTTI, quando ne abbiamo l’opportunità, dobbiamo e possiamo manifestare il nostro disgusto e domandare che qualcosa venga fatto?

Reporters without borders , che aveva domandato il boicottaggio della cerimonia d’apertura, è riuscita ad organizzare la manifestazione di Parigi, durante la quale la polizia è stata ripresa mentre trascinava via di forza dei manifestanti, pacifici, e mentre strappava dalle loro mani delle bandiere tibetane. Trovo questo vergognoso, un’altra violazione di un altro fondamentale diritto che ci è tanto caro: il diritto di manifestare le nostre opinioni.

Allora manifestiamole le nostre opinioni. Oltre le strumentalizzazioni, oltre la demagogia da talk show, mi sembra necessario portare all’attenzione di tutti il fatto che non c’è niente di peggio di un’umanità che preferisce sedersi davanti alla televisione per ammirare una cerimonia d’apertura (per la quale sono stati spesi miliardi), congratulandosi ed emozionandosi per tutto il nostro benessere, mentre centinaia e centinaia di persone non sono libere di dire quello che pensano perché rischiano la prigione e la tortura.

Noi occidentali siamo i campioni in un’unica ed incredibilmente sofisticata disciplina: l’incoscienza. 

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Buone notizie, cattive notizie e outing da campagna elettorale

Marzo 5, 2008 · 3 Commenti

Non so voi ma sono piuttosto “addicted” alla campagna elettorale americana, piu’ precisamente alla lottall’ultimosanguestilecatfight tra i due candidati democratici. 

Se leggete un quotidiano anglossasone, e nello specifico, se leggete il New York Times/International Herald Tribune, ogni giorno, OGNI GIORNO, almeno un editoriale è dedicato ad uno dei contendenti democratici, in un stile ironico-ma-spesso-veritiero-a-tratti-irritante.

Devo ammettere, leggo gli editoriali con interesse e curiosità e mi divertono quasi (QUASI) come i fantastici fumetti di Garfield e Dilbert (avete notato che li mettono sempre dopo le pagine “serie”? Quasi come per premiarvi dello sforzo per essere arrivati a sopportare tante brutte/assurde/irritanti notizie di capi di Stato trasformatisi in premier con la presunzione che li si prenda sul serio e che si infiocchietti il tutto in un esercizio democratico conservando speranze per il futuro – e se a qualcuno interessa, Mikhail Gorbachev ha scritto a questo proposito - , oppure a proposito di altrettanto irritanti dichiarazioni del tipo “se parli con il Kosovo non ti faccio piu’ amico, gne gne gne“). 

Ebbene si’. Oggi un editoriale ha quasi battuto Garfield. Si tratta di questo, un divertente resoconto di come molte donne Democrats possano reagire a commenti poco intelligenti di coloro che rimproverano loro di essere “troppo dure con Hillary”.

L’autrice dell’editoriale mi ha letta nel pensiero: se trovo Hillary Clinton un tantino “over the top” o per meglio dire “out there” o per meglio dire eccessivamente aggressiva, non mi si accusi di essere a mia volta “maschilista”. Proprio sabato scorso ho conosciuto un ragazzo del Pennsylvania, con il quale ho avuto una divertente conversazione “botta e risposta” stile talk-show-americano-commedia-hollywodiana-senza-il-lieto-fine-scontato-magari-con-woody-allen.  N. (cosi’ chiamero’ il mio nuovo amico), voterà per Obama, con motivi e ragioni che condivido. (Non pensate che, visto le consequenze sul mondo intero delle decisioni prese dalla persona che occuperà la stanza ovale, noi altri si debba avere il diritto di votare, che so, in percentuale? no eh? – ok). Per quanto mi riguarda, voterei per Obama anche, e ripeto anche ma non solo, perché trovo Clinton un po’ nevrastenica e spiacevole in certi frangenti. Nel momento in cui esprimo questo pensiero mi sento rispondere spesso e volentieri “ecco, quando una donna è aggressiva la si considera isterica, quando è un uomo ad esserlo, lo si vede come “presidenziale”, con le palle”. :sbadiglio:

Puo’ una donna istruita, mediamente intelligente, con uno decente spirito d’osservazione decidere di non adorare un candidato donna e non essere, allo stesso tempo, marchiata a fuoco come una traditrice che ha studiato male sociologia e che non combatte per le altre “sorelle”? Grazie, apprezzo il pensero. 

 

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Not goodbye

Febbraio 12, 2007 · Lascia un Commento

Finché saremo convinti di essere tutti diversi, di posizionarci su una scala gerarchica.

Finché ci insegneranno non a darci una mano, ma ad avere paura del prossimo, perché diverso.

Finché avremo paura di cio’ che non è come noi.

Finché avremo paura che questa differenza possa limitare la nostra libertà.

Questa sera c’è tanta tanta amarezza. Poca speranza. Quasi rassegnazione ad un mondo in cui, sempre e comunque, vale la legge del piu’ forte.

Sogno.

Sogno di vedere scritto su ogni muro della città queste parole: Non imparate a come differenziarvi dagli altri. Imparate a conoscervi, per apprezzarvi, capirvi, per dare forma ad un mondo in cui le barriere non esistono.

Non è solo un sogno. Forse.

Goodbye Bobby.

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Finalmente il mio dominio

Settembre 23, 2006 · Lascia un Commento

Anche se sono in vacanza e i miei post scarseggiano, mi sono comunque data da fare. Dopo aver lavorato sodo al mio sito ho acquistato il dominio bussolaetaccuino.com e vi ho trasferito tutto quanto. Ergo: Diari di Bordo è diventato Bussola e Taccuino e si trova ora all’indirizzo www.bussolaetaccuino.com

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