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Voci categorizzate come ‘peripezie ed assurdità’

Stages, internships, Praktika – give me your opinion!

Aprile 1, 2009 · Lascia un Commento

Durante un’altra delle tante ore passate a guardare il soffitto, cercando di addormentarmi, sono tornata indietro nel tempo ad una conversazione avuta con un ex-collega il quale esprimeva tutto il suo disgusto verso coloro che assumono i cosiddetti “stagisti” senza pagarli (io ero una di loro). Lui, che il lavoro fisso ce l’ha, mi ha spiegato che si tratta di un’ingiustizia perché in molte delle organizzazioni di cui stavamo parlando, la possibilità di pagare un compenso in effetti c’è.
Poi penso ad un articolo letto da poco in una rivista tedesca in cui si esaminano le conseguenze della crisi economica sulla forza lavoratrice femminile. Una delle consequenze? L’aumento (ed io che credevo non fosse possibile) del fenomeno del precariato, con tutti gli annessi, ovvero contratti a tempo determinato, stages non pagati. Tutti fenomeni che ci toccano da molto tempo e non solo a causa della crisi economica.
Ma ecco, arrivo al punto. Se anche voi avete fatto esperienze di questo tipo (stages non pagati, specialmente se più di uno) avrete sicuramente maturato delle impressioni. Rabbia? Forse avete concluso che è giusto così? Avete voglia di raccontarmi le vostre esperienze?
Vorrei tanto raccoglierle, magari scrivere qualcosa a riguardo e pubblicarlo qui sul blog (o su altri blog).
Fatevi sentire!

Scrivetemi a drupessa@mac.com

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Segnalazione di oggi

Gennaio 25, 2009 · Lascia un Commento

Mi è capitato molte volte durante lo scorso anno di lavorare con persone che si sono occupate di denunciare e di portare all’attenzione della comunità internazionale quello che succedeva in Argentina durante la dittatura militare.

A questo proposito, perché i “nostri” governi così come il Vaticano non sono certo stati innocenti durante quel periodo, ci sono molti articoli da leggere a riguardo. Mi sono ripromessa che cercherò di portare all’attenzione di chi ogni tanto passa di qui, la maggior parte di quelli che riesco a trovare, in italiano o in inglese.

Questa settimana sono capitata su Micromega e vi ho trovato un articolo interessante da parte di Vania Lucia Gaito, “Se questo è un cardinale”, a proposito del vergognoso (ed è sicuramente il termine meno adatto, perché troppo soft) comportamento del monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico.

Eccone la prima parte, il resto lo potete trovare qui, sul sito di Micromega:

Si dice che “De mortuis nihil nisi bonum”, dei morti non si può dire altro che bene. Ma in alcuni casi, per quanto ci si sforzi, non si può essere politically correct.
E’ il caso di monsignor Pio Laghi, cardinale, Nunzio Apostolico, 85 anni, buona parte dei quali trascorsi in missioni diplomatiche. Mi perdoneranno quanti sono d’accordo con Diogene Laerzio, ma la mia commemorazione del cardinale Laghi si discosterà un poco dal “de mortuis”.

Pio Laghi non era solo “un uomo di grande valore e di preclari virtù”, come lo ha ricordato su “Il Tempo” il presidente della regione Molise, Michele Iorio. Diversamente lo ricordano le Madres de Plaza de Mayo, le donne argentine madri, mogli e sorelle dei 30.000 desaparecidos durante la dittatura militare che terrorizzò l’Argentina dal 1974 al 1980.
In quel periodo, monsignor Laghi era già Nunzio Apostolico in Argentina. E giocava a tennis con Emilio Massera, all’epoca a capo della Marina militare argentina, di cui era intimo amico.

Il 19 maggio 1997 le Madri, con il patrocinio legale di Sergio Schoklender, presentarono denuncia alle autorità italiane contro Pio Laghi, che, come è scritto nella stessa denuncia, «collaborò attivamente con i membri sanguinari della dittatura militare e portò avanti personalmente una campagna volta ad occultare tanto verso l’interno quanto verso l’esterno del Paese l’orrore, la morte e la distruzione. Monsignor Pio Laghi lavorò attivamente smentendo le innumerevoli denunce dei familiari delle vittime del terrorismo di Stato e i rapporti di organizzazioni nazionali e internazionali per i diritti umani».
E inoltre denunciarono Laghi per «aver messo a tacere le denunce internazionali sulla sparizione di più di trenta sacerdoti e sulla morte di vescovi cattolici. Pio Laghi provvide, con i membri dell’episcopato argentino, alla nomina di cappellani militari, della polizia e delle carceri che garantissero il silenzio sulle esecuzioni, le torture e gli stupri cui assistevano. Questi cappellani avevano l’obbligo non solo di confortare spiritualmente gli autori dei genocidi e i torturatori, ma anche, tramite la confessione, di collaborare con l’esercito estorcendo informazioni ai detenuti».

Tre mesi dopo il golpe militare, il Nunzio Apostolico, in un’omelia, sostenne: “I soldati adempiono il loro dovere primario di amare Dio e la Patria che si trova in pericolo. Non solo si può parlare di invasione di stranieri, ma anche di invasione di idee che mettono a repentaglio i valori fondamentali. Questo provoca una situazione di emergenza e, in queste circostanze, si può applicare il pensiero di san Tommaso d’Aquino, il quale insegna che in casi del genere l’amore per la Patria si equipara all’amore per Dio. (….)”

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Senza punto

Gennaio 19, 2009 · Lascia un Commento

Ho sempre pensato che al mondo esistessero due tipi di persone: quelle “pragmaticamente capaci” e quelle come me, ossia “incapaci”. Le persone che appartengono alla prima categoria hanno una sapienza, di cui non si conoscono le origini, che permette loro non solo di pesare senza una bilancia, misurare a occhio le distanze, ma anche e soprattutto di essere in grado di riconoscere le proprietà di ogni sostanza (culinaria e non solo). Io sono veramente un’incapace. Stamattina ci ho messo 10 minuti per capire come fare un nodo alla cravatta del mio ragazzo altrettanto privo di praticità (con un tutorial trovato su internet).

Da qui si deduce che questo post non ha veramente un “punto”. Perché, appunto, mi hanno trascinata giù dal letto alle cinque del mattino per fare un maledetto nodo alla cravatta. E non è forse un po’ triste, che tutto quello che c’è da dire oggi ha a che fare con una cravatta? Perché ci sarebbe anche il breve incontro avuto con il mio “capo” (le virgolette sono tutt’altro che casuali) per discutere della prima parte del mio articolo che aveva letto a metà. Perfettamente simmetrico. Un articolo che, tanto per intenderci, ci metterò anni a terminare ma che ho ricercato per benino, un gran lavorone ecco. Ed io ho come l’impressione (timida timida all’inizio, ora quasi una certezza) che non capisca la metà di quello che ho scritto (perché è un argomento che non conosce) e che passi il tempo a trovare aghi nel pagliaio. “Questo termine può essere frainteso”, “Metti un riferimento all’uso di questa parola”. Ed io, da brava scema, annuisco, discuto perfino, accetto la correzione. Sono una persona piena di considerazione per gli altri. Non voglio farlo sentire in imbarazzo ecco.

Il che mi porta ad un altro pensiero. La segretaria che “lavora” (le virgolette sono tutt’altro che casuali) nella nostra organizzazione mi porta ogni settimana al limite del personale sopportabile per “bontà eccessiva”. La sera in cui le ho detto che tutte queste cerimonie per consegnare un premio a dei cinematografi mi sembravano eccessive, ha iniziato un delirio assurdo sulla bellezza della cerimonia. Mi ha anche analizzato i discorsi di queste personcine salite sul palco a dirci cose che già sappiamo. Che sonno. Non so come fare. Mi dicono che non sono poi così cattiva ma certe volte durante queste cerimonie, tutte queste riverenze nei confronti di persone che di buono poi veramente non hanno fatto una cippa mi viene voglia di mettermi ad urlare e sbraitare cose di tutti i tipi. Per la cronaca poi a lei ho detto di nuovo, in separata sede, che trovo tutto ciò un po’ noioso. La sua amata città di bigotti compresa.

Sarà. Ma io sto ascoltando Nick Drake e tutte queste querele mi sembrano superflue. Avrei voglia di starmene seduta in un caffé con musica dal vivo, indosso un vestito a fiori gialli su sfondo blu petrolio.

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Auguri di buon non anno!

Dicembre 31, 2008 · 4 Commenti

Non mi sono ancora espressa su Povia, forse perché già lo fanno in tanti e meglio di me. A questo proposito, segnalo un articolo tratto dall’Unità di Roberto Cotroneo.
Undicietrenta, Povia e la sua canzone volgare e pericolosa

di Roberto Cotroneo Ma ora, dico, ma ci può occupare di Povia a Natale, e anche dopo Natale? Povia, il noto autore di “Quando i bambini fanno oh”, e “Vorrei avere il becco”?, un cantante di Sanremo che pensa che i gay sono malati e dunque vanno guariti. Ma soprattutto: ma con quale buon senso si può mandare a cantare uno che dice cose del genere in un festival più nazional-popolare che più nazional-popolare non si può? Nessun buon senso a pensarci bene. Anzi, una fatastica trovata degna di questi tempi deficienti. Perché le opinioni intellettuali di Povia sono merce poco interessante, e non risulta che i suoi testi siano entrati nella tradizione della canzone d’autore. Non risulta neppure che Povia abbia studiato con Derrida, e forse neppure che abbia studiato molto. Risulta un’altra cosa: che Povia ha più volte espresso apprezzamenti per le teorie di uno strano tipo, come se ne incontrano spesso nell’America integralista, che di nome fa Joseph Nicolosi. Uno che pensa che i gay si guariscono. E persino Povia ne ha guariti almeno due, e ora sono sposati.
Ora ognuno è libero di pensare quello che vuole. E se Povia pensa di guarire i gay pazienza, c’è tanta di quella gente al mondo che pensa cose strane, che uno più o uno meno, non fa la differenza. Il problema è un altro. Puoi mandare a Sanremo uno così? A cantare questa canzone intitolata “Luca era gay”. No che non puoi. Sanremo è un festival di canzoni stinte, di arrangiamenti che sono sempre gli stessi, di artisti che vanno e vengono senza troppa passione. Di giovani cantanti che sembrano già vecchi, e di vecchi cantanti che vogliono sembrare a tutti i costi giovani. Povia non c’entra nulla. È un reazionario, ma con i capelli lunghi, che fa politica. E Paolo Bonolis non può essere così miope da non capire che così non funziona, e che a Sanremo ci puoi mandare vecchie e nuove glorie che cantano la stessa canzone, che fa rima con cuore, con amore, con tutto quello che ti pare. Poi prendi due a caso, e gli fai cantare una bella canzoncina contro la guerra e la fame nel mondo, la miseria, la violenza alle donne. Giusto per mettere su un colonnino sui giornali. Per una manifestazione che non sa di nulla.
Ma questa di Povia è volgare e persino pericolosa. Gli facciamo raccontare a milioni di telespettatori che i gay son dei malati? In un paese moderno e civile? Nel 2008? Sulla rete ammiraglia del servizio pubblico Rai? Se è una trovata pubblicitaria per ridare ossigeno a un festival ansimante e tramortito, nessuna giustificazione: si tratta di una trovata volgare e indegna. Se invece non la è, allora preoccupiamoci, davvero. Siamo alla frutta. Capisco l’Arcigay che vuole impedire che Povia canti quella canzone. Ma se alla Rai rinsaviscono all’improvviso, e se ne accorgono, forse questa farsa grottesca si potrà impedire. Riguardo a Povia, troverà un’altra canzone più consona. E se ha solo quella, vuol dire che se ne farà volentieri a meno.

24 dicembre 2008

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Dibattiti sulla pillola abortiva – che?

Dicembre 15, 2008 · Lascia un Commento

Quando ci si imbatte in articoli come questo (Nouvel Observateur, in francese), ci si chiede: PERCHÉ?

Perché devo imbattermi in opinioni (non richieste) da parte di una categoria di individui che non dovrebbero avere nessuna influenza nel dibattito politico (ma poi, fatemelo dire, questo non dovrebbe neanche essere un dibattito politico)?

Perché devo, ancora adesso nel 2008, ritrovarmi a scrivere post incazzati contro un’intera linea di pensiero che aborro, contro una serie di giudizi provenienti da una schiera di bigotti che rifiutano di avere donne tra le cariche dei potenti?

Perché dovrei anche solo ascoltare, leggere, capire, assimilare per criticare, la metà delle frasi fatte, rifatte, impastate, infornate e pronte da decenni, provenienti sempre e comunque da coloro che di questi argomenti non hanno la più pallida idea?

La pillola abortiva è solo l’ultimo dei tanti “dibatti” strumentalizzati dalla Chiesa, l’ultima opinione non richiesta di una brutta serie negli ultimi giorni (vedi opinioni negative rispetto alla depenalizzazione dell’omossesualità).

Il problema è che purtroppo (a meno che il mio desiderio natalizio di vedere il Vaticano dissolversi) siamo destinati a doverci sorbire ancora molte di queste opinioni non richieste, sempre da parte della solita gerarchia schierata, maschilista, odiosamente ipocrita.

Il rispetto che diamo alla religione (a quella cattolica) nel nostro paese rasenta il ridicolo.

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Un po’ di sano cinismo pre-festivo

Dicembre 5, 2008 · 1 Commento

Norimberga: la città del Natale. A quanto pare non potrò mai scappare da questa persecuzione fatta di persone sorridenti, consumatori accaniti che si fanno largo tra bancarelle dai prodotti sfacciatamente sovraprezzo. Mi prendo un’ora d’aria, faccio una passeggiata e mi è letterlamente impossibile muovermi tra la gente. Turisti da tutto il mondo che si spingono fino ai meandri della Baviera, questo strano Land tedesco con una rischiosa percentuale di credenti e conservatori, solo ed esclusivamente per passare ore ed ore a girare in tondo come una mandria di pecore, in una piazza piena di bancarelle odiosamente decorate a festa.

L’ottimismo è il profumo della vita!

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I diritti dell’uomo secondo la Chiesa

Dicembre 2, 2008 · Lascia un Commento

Riporto il testo di un articolo comparso su Micromega, di Pierfranco Pellizzetti

Il Migliore persecutore

Infernale Pessimo. Nel telegiornale di ieri sera – 1 dicembre – il bieco Cardinale Celestino Migliore, ambasciatore del Vaticano all’ONU, ci fornisce ennesima conferma delle linee spudorate che Ratzinger aveva tracciato già nel luglio 1992, indossando le celestiali vesti di Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede: depenalizzare l’omosessualità significa “promuoverla”. Dunque, pollice verso riguardo all’iniziativa francese per inserire il libero orientamento sessuale tra i diritti dell’uomo.
Resta soltanto da capire come mai questi “uomini con le gonne”, dalle voci in falsetto e dalle mani ingioiellate, arrivino a tale punto di avversione nei confronti di quanto il solito Ratzinger – questa volta nelle vesti paterne del vicario di Cristo – ha definito “comportamenti disordinati”. Per inciso: anche io ho figlie “disordinate” (nel senso che lasciano in giro per casa giornali e indumenti). Non per questo le condannerei all’incarcerazione e alla tortura.
Spudoratezza inarrivabile che ha solo una spiegazione: la disperata consapevolezza di quanto la sopravvivenza della propria istituzione (in cui è consentito a questi uomini con le gonne di esercitare il proprio efferato potere) dipenda dal mantenimento perinde ac cadaver dell’altrettanto declinante ordine gerarchico patriarcale.
Un potere efferato che si nutre promuovendo dolore umano, nei cui confronti tale istituzione pretende di essere l’agenzia monopolistica della consolazione post mortem.
Anche al prezzo di contraddire dottrinalmente i comportamenti concreti degli uomini con le gonne, la mala education di cui si fanno promotori. Quella suprema doppiezza che trasforma una congrega che copre torme di praticanti dei famosi “comportamenti disordinati” in persecutori degli omofili, in quanto sovversivi dell’ordine vigente.
Come chiunque abbia avuto esperienza diretta delle loro pratiche sa benissimo. Tanto per dire, allievo di un istituto tenuto da uomini con le gonne ricordo benissimo quanto ci ripetevamo tra studenti: mai accettare l’invito di Fratel Carlo quando vuol portarti in camera sua a vedere l’allevamento di canarini… mai confessarsi con il tale prete, ben noto per le sue avances imbarazzanti nel confessionale…
Le ripetute condanne nei tribunali di mezzo mondo per reati di pedofilia avrebbero dovuto indurre l’istituzione degli uomini con le gonne a maggiore prudenza, se non a un briciolo di autocritica. Per non parlare di cristiana comprensione. Ma tant’é…
Proprio vero: il dio acceca chi vuole trascinare alla rovina. E l’istituzione degli uomini con le gonne sta precipitando rovinosamente, anche grazie ai tipi alla Celestino Migliore. Il cui nome è soltanto un irridente (indecente) ossimoro.
Nel frattempo, di quanto dolore e sofferenze umane continueranno a farsi promotori?

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Non basta essere donna

Ottobre 26, 2008 · Lascia un Commento

Segnalo un articolo (in inglese) tratto da Spiegel Online.

Si tratta di un’intervista a Katha Pollitt (artista e attivista per i diritti delle donne), nella quale esprime il suo parere riguardo alla scelta di Sarah Palin come candidato al posto di Vice-Presidente da parte del republicano McCain. La scelta di Palin, una fondamentalista anti-aborto assolutamente inadatta al ruolo di Vice-Presidente degli Stati Uniti, è un insulto all’intelligenza delle donne, le quali, soprattutto coloro che sono rimaste deluse dalla sconfitta di Hilary Clinton alle primarie, avrebbero dovuto affrettarsi (secondo il lungimirante McCain), a votare per un candidato che rappresenta tutto quello che il movimento femminista condanna. 

L’intervista è poi anche un’occasione per riflettere sui temi attuali del feminismo, e soprattutto per capire, una volta per tutte, che non basta essere donne per avere l’appoggio delle elettrici, neanche se ci si candida al posto di vice-presidente (o se si è ministro alle pari opportunità).

Un po’ di buon senso che In Italia non farebbe male.

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Not your cup of tea

Ottobre 22, 2008 · Lascia un Commento

Sono felice di non essere cambiata.

Anzi, sono felice di aver fatto progressi e di essere diventata l’esatto opposto del sogno di ogni uomo.

L’etichetta, il dire le cose quando si devono dire e non in momenti inopportuni (e chi lo decide poi?), l’essere accomodante, il chiedere come stai ad una persona che mi ha portato allo sfinimento quando in realtà poco me ne frega.. tutte cose che non faccio piu’. No grazie. Per l’ipocrisia si prega di suonare ad un altro campanello (o di cambiare quartiere).

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Ironic

Luglio 14, 2008 · Lascia un Commento

(…)

Well life has a funny way of sneaking up on you

When you think everything’s okay and everything’s going right
And life has a funny way of helping you out when
You think everything’s gone wrong and everything blows up
In your face

A traffic jam when you’re already late
A no-smoking sign on your cigarette break
It’s like ten thousand spoons when all you need is a knife
It’s meeting the man of my dreams
And then meeting his beautiful wife
And isn’t it ironic…don’t you think
A little too ironic…and, yeah, I really do think…

It’s like rain on your wedding day
It’s a free ride when you’ve already paid
It’s the good advice that you just didn’t take
Who would’ve thought… it figures

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